“Andare con” vs. “andare contro”

Complice il periodo pasquale che mi ha vista lontana dalla mia città e dalla mia famiglia e vicinissima invece ai miei due elementi preferiti, l’acqua e il vento, ho potuto elaborare alcune riflessioni suscitate dall’osservazione della natura.

Ci hai mai fatto caso che in natura nulla oppone resistenza?

Il vento soffia e quando incontra un ostacolo solido, che non può penetrare, semplicemente gli gira intorno. E tutto ciò che è mosso dal vento semplicemente si flette, si piega, acconsente a seguirne il flusso e così non si spezza.

Anche l’acqua ha una natura similare, anzi, ancor più stupefacente: l’acqua addirittura cambia la sua forma, si plasma a misura del contenitore spezzando i suoi legami per lasciarsi essere qualcosa di nuovo, ma mantenendo il ricordo di ciò che era per poter tornare magari ad esserlo nuovamente, adattandosi sempre alle condizioni del momento.

L’acqua è anche una incredibile testimonianza di determinazione e fede per la sua capacità di andare e venire, di disunirsi e ritrovarsi, spezzarsi quando si infrange sugli scogli per poi ritrovare l’unità e la compattezza, una volta superato l’ostacolo.

L’acqua inoltre è maestra di pazienza: goccia dopo goccia, è capace di penetrare nei terreni più solidi sgretolandoli con l’incessante azione erosiva, creando varchi là dove nessuno avrebbe creduto fosse possibile.

Se in questo periodo ti senti stanca, smarrita, con una bassa vitalità e uno scarso interesse per il presente, FERMATI. Domanda a te stessa se hai combattuto e resistito, oppure se sei stata come un bambù cavo, che si è lasciato attraversare dalle intemperie, stando nel flusso.

È molto probabile che una sensazione di scarso interesse e vitalità si accompagni ad una resistenza: del resto nessuno ci ha mai insegnato a gestire il nostro ambiente interiore.

Il nostro corpo lo fa naturalmente con un meccanismo che si chiama OSMOSI. L’equilibrio osmotico garantisce la sopravvivenza e consiste in un continuo processo di scambio e dialogo, filtraggio e raffinamento di ogni particella che entra nel nostro organismo, prima che giunga al nucleo cellulare. Insomma, la perfetta macchina del nostro corpo misura e rettifica continuamente, in un ininterrotto dialogo tra interno ed esterno, mantenendo continuamente uno stato di equilibrio. Anche la malattia è, secondo la visione olistica, una risposta adattativa del corpo per ristabilire un equilibrio compromesso.

Ma a livello di emozioni e percezioni, quale organo ci aiuta a mantenere l’equilibrio? Dobbiamo fare affidamento sulla nostra mente e sulla sua capacità di leggere chiaramente la realtà. Queste capacità non sono innate, le impariamo sin dalla vita intrauterina assorbendo prima e imitando poi le risposte dei nostri genitori e dell’ambiente circostante. Il problema è che però ciascuna di noi è unica e le risposte degli altri magari non si accordano alla nostra peculiarità. Ecco allora che diventa davvero fondamentale imparare a conoscerci grazie all’ascolto interiore e all’introspezione, due abilità dell’intelligenza emotiva che possono essere allenate.

Ecco quindi l’importanza di rallentare. Lo dice anche una bella canzone di Battisti: “Dolcemente viaggiare, rallentando per poi accelerare, con un ritmo fluente di vita nel cuore, gentilmente senza strappi al motore”.

E dunque, se ti sei accorta di aver sin ora combattuto, contrastato e opposto resistenza, ti suggerisco di considerare un’altra possibilità: la via della cedevolezza. Cedere non significa gettare la spugna ed essere deboli, tutt’altro! Cedere significa adattarsi ed essere gentili verso se stessi e gli altri. Questa è la via insegnata da una famosa arte marziale, lo judo, di cui sono stata anche vicecampionessa nazionale in gioventù. In origine questa nobile arte insegnava non solo delle efficaci tecniche difensive, ma anche e soprattutto a raggiungere la padronanza del proprio corpo per dominare le proprie emozioni. E’ la forza della mente, più che quella fisica, ad essere prioritaria nello judo. E sai da dove si inizia ad imparare? Imparando a cadere bene! Senza contrarre i muscoli e rotolandosi con leggerezza a terra quando l’avversario riesce a portare a termine il suo attacco. Nuovamente, non è contrastando che ci si rialza, ma imparando ad assecondare e a seguire il flusso! Ogni caduta è anche occasione per conoscere meglio se stesse e l’avversario, le sue prese e il suo modo particolare di applicare la tecnica. Certo, per cadere mantenendo compostezza e fiducia occorre molta umiltà.

Se provi a pensare al tuo sentirti a terra come possibilità di apprendere l’umiltà, come ti senti?

L’umiltà è quella qualità che ci rende più intelligenti e saggie perché ci permette di riconoscere i nostri limiti di fronte alle verità delle leggi naturali. Ogni volta che neghiamo a noi stesse una caduta ci stiamo privando dei benefici che questa esperienza ci offre. Non è la caduta in sé ad essere dolorosa, ma la nostra ostinazione a non accettarla come momento di crescita e di rettifica.

Tutto ciò che accade nella nostra vita lo possiamo usare per il nostro bene o per il nostro male. Per questo ti dico: “Fermati e ascolta. Sii gentile con te stessa”.

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